Paese mio che stai sulla collina…

Questo post é un po’ incasinato, come la mia testa! Spesso i pensieri scorrono nella mia mente come se li leggessi e quello che faccio é metterli per iscritto; altre volte, come questa, ho un sacco di pensieri e non riesco ad impostare un buon filo logico ma ci provo lo stesso.

Sono nata, vissuta e cresciuta fino alla maggiore età, in un paesino di circa 900 anime. Da bambina era il mio mondo anche se mio papà aveva lavorato per un periodo in un’altra regione la decisione di voler tornare a vivere lì l’avevo ben condivisa con mia mamma,  percepivo che lei  aveva le sue certezze (la famiglia) e di conseguenza anche io.

Da ragazzina mi piaceva perché nonostante andassi a scuola in città la vita di paese mi dava un sacco di cose e soprattutto libertà.

All’università e dopo con il lavoro ha iniziato ad andarmi stretta. Ho lasciato il mio paese per andare a viver in città o forse meglio per allontanarmi da una situazione che volevo cambiare ma non riuscivo. Il fatto di allontanarmi nella mia testa era un modo per riuscire a cambiare qualcosa da lì ci son stati eccome i cambiamenti, fino a quelli che mi han portata in Francia.

L’altra sera la mia bimba rientrando a casa ha pianto perché quella vita di paese  le é piaciuta! Mi ha fatto un sacco tenerezza perché io l’ho vissuta e non avevo mai pensato che in effetti certe cose possano anche un po’ “mancare”. Sono cose semplici e banali. Come per esempio poter chiamare l’amichetto vicino di casa appena finito di mangiare o con un fischio fargli capire di aver  finito di mangiare che si può uscire in giardino e giocare giocare giocare. E mentre giochi con l’amico avere un sacco di visite inaspettate. Alcuni zii che passano di lì e vengono a salutarti e poi magari improvvisi anche una cena. Vedere il cuginetto che fa prima media avere la “libertà” di andare al parco a piedi e da solo per poi trovare i suoi amici, che tutti quanti si ritrovano nello stesso campetto.

L’estate era così per noi in effetti. Ci si ritrovava al campetto o in una borgata e si stava insieme, in gruppo. Spesso, anzi quasi sempre, fuori casa, andando in bicicletta. Ci si passava a chiamare ora si mandano i messaggi! ma il fine rimane lo stesso. Ed era così che il minimo evento in paese si trasformava in una festa. Perché alla fine tanto ci si ritrovava lì! E la Stiazza si é stupita in effetti la sera in cui siamo andati a vedere un mini concerto, di ritrovare un sacco di gente che conosceva senza che fosse “organizzato” e mi ha chiesto :” siamo stati invitati a questa festa?” No! Non c’é bisogno di invito!!!

Ecco quello che ogni volta mi fa effetto é che la vita di paese é sempre la stessa. Anno dopo anno, mese dopo mese, evento dopo evento. Cambia qualcosa ma poco; trovo le persone invecchiate, vedo i bimbi cresciuti, altri appena arrivati … ma il modo di vivere no! Quello é sempre uguale.

Non credo sarei più in grado di vivere quella vita però la porto nel cuore e sento che fa parte di me, con la mia infanzia, i ricordi della spensieratezza,

il cielo blu sopra le montagne, il profumo della montagna, i suoi sapori e poi ci sono le amicizie… che rivedo una volta l’anno, ma é come se ci fossimo visti la settimana prima.

 

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